Diverse normalità
a cura di fòndaco
Fotografia - Festival internazionale di Roma
4 aprile - 4 maggio 2008
Bar S.Calisto
piazza San Calisto, 3 00153 Roma
A PIEDI SCALZI SUL TETTOdi
Matteo GiacomelliLa normalità implica il confronto ciò che è e ciò che appare rappresenta una forma di coscienza rispetto a ciò che si presenta.
Non esiste come posizione a priori rispetto all'oggetto della visione ciò che mi appare è reale ciò che io vedo è normale.
Collego la normalità alla capacità di rilevare ciò che è silente a considerare gli aspetti che l'abitudine ci spinge a ignorare come dati privi di valore quindi superflui.
Lo sguardo di Luca Donnini indugia sull'errore sull' intervallo della visione in cui l'immagine si rivela . Donnini opera un passo all'indietro fissando l' immagine secondo un metodo arcaico e obsoleto, l'uso della pellicola e del bianco e nero fortemente contrastato.
Svanisce la sofisticazione, la morbidezza dell'immagine costruita ed emerge la materia, la carne.
Qui i corpi acquistano un peso a tratti quasi insostenibile, una gravità che li fa tendere inesorabilmente verso il basso e la vita indica la naturalezza dell'esistere e la sola strategia possibile per vincere sulla morte.
Tutto è semplice, sembra quasi scontato, sembra confermare l'ipotesi che ogni cosa può essere normale che tutto può essere bello.
Le figure e i luoghi gridano l' estraneità alle tendenze della fotografia contemporanea iper- intimista o iper- oggettiva e rivendicano il proprio stato di appartenenza a una sensibilità mediterranea sedimento di bassorilievi e busti ritratto, siano esse scattate nella periferia romana o a Berlino.
La sensibilità come capacità di una lettura che prescinde dal contesto, entra nelle botteghe o al circo, percorre la strada o la camera da letto, si sofferma nella cucina del ristorante o all'uscita del club toccando il genere, l' identità, il corpo, i sentimenti.
Il linguaggio greve di Donnini è romano, barocco, luce e ombra, vita e morte senza soluzione di continuità.
Tutto è bellissimo qui sembra quasi incantato e fissato in una densità di pece, l'istante viene restituito come durata a volte così intenso da fare quasi paura.
Il senso della vita si impone e nulla è più semplice di camminare sulle mani o a piedi scalzi su un tetto.