Luca Donnini's personal page
LITTLE BODY SHOP - 26 fotografie e prove di stampa
a cura di fndaco

13 - 22 dicembre 2007
tattoing demon studio
Via di Grotta Pinta, 37  00186 Roma



DONNINI-SUITE

di Salvatore Puglia


Come possibile fotografare e allo stesso tempo essere compassionevoli?
Lo scatto fotografico per sua natura un atto di tortura o, quantomeno, una scrittura impietosa del corpo umano ridotto a mero soggetto.
Ogni volta che vedo una mostra di fotografie, penso a una cella frigorifera di macellaio, ma i quarti appesi non sono di bue ma sono di immagine.
Perch fotografia e tortura (o dissezione che dir si voglia) sono cosi' strettamente associate nella mia immaginazione? Eppure la fotografia non "fa male".
No, non un caso che l'ultima pagina dell'ultimo libro di un pensatore del male quale Georges Bataille (Les Larmes d'Eros, 1961) presenti una serie di cinque immagini stereoscopiche del supplizio cinese dei "cento pezzi".

Ora, quello che a Donnini riesce la cosa seguente: egli non prende l'associazione di cui sopra (snapshot, dissezione) come una metafora, ma la prende coraggiosamente alla lettera.
E questo non solo nella sua ultima serie, pi classicamente fotografica, intitolata Little Body Shop (come se l'artista fosse un rivenditore al dettaglio o un rigattiere anatomico), ma gi a partire dalla sua prima grande installazione, Index, in cui vere fette di carne imballate sottovuoto si putrefacevano sotto il sole con magnifici effetti di colore; e anche nel successivo (e ancora in progress) lavoro intitolato Carne, in cui le membra di un corpo si giustappongono a quelle di un altro, con connessioni formali del tutto arbitrarie e secondo un procedimento di smontaggio-montaggio che fa pensare all'Empedocle del frammento 57 ("sulla Terra sorsero innumerevoli teste prive di collo, mentre tante braccia erravano nude e orfane di spalla. Occhi vagavano privi di fronte") oppure del 58 ("membra solitarie erravano, cercando di riunirsi")

Come si puo' essere compassionevoli e allo stesso tempo fotografare? Donnini lo dimostra in quest'ultimo lavoro. Che si tratti di immagini "messe in scena" o di incontri casuali in istrada, che siano appuntamenti fuggitivi o teatrini messi a punto secondo un ordine maniaco, Donnini riesce a essere allo stesso tempo crudele e partecipante, freddo ed empatico, formalmente perfetto e calorosamente prossimo al suo soggetto.
In quest'ultima serie egli costruisce una memoria del corpo umano martoriato e trasfigurato, corpo scritto e riscritto ad libitum, senza forse arrivare a comporla in una melodia: la sua musica  punk, non un gospel.


Novembre 2007