Luca Donnini's personal page
CARNE STORIES fotografie e collage di Luca Donnini
galleria fòndaco

4 - 18 maggio 2007
Via degli Zingari, 28     00184 Roma



NORMALE. ESTREMO. PIACERE.

Vita opere eventi e tormenti di Luca Donnini

di Valerio Bindi


Non ci sono cose senza parole per dirle. Non ci sono immagini senza la struttura di linguaggio che le tiene unite. Il lavoro sembra semplice: se sento di dover dire una cosa devo dire la parola che la rappresenta e mettere in moto il processo alchemico che trasforma la merda in oro. Il vero problema è che imbattersi in una parola autenticamente inventata è una esperienza estremamente rara, sempre che sia possibile. Le parole sono galassie in continua espansione e contrazione, buchi neri che mostrano sul loro confine tutti gli eventi possibili, tutti i significati immaginabili. Perdersi in una parola è affondare nell'altroverso.

Su questo orlo ci troviamo attraversando l'arte e i tormenti di Luca Donnini, esplorando le pieghe di un universo in cui piovono rane e la terra si dispiega con una calma concreta.
Alla fine si tratta di un paio di parole CARNE e STORIE, parole comuni, usate. Roba che tutti i giorni. E invece no, con una ostinazione fuori dal comune Donnini scava e rimesta. Smonta e rimonta con l'esperienza modulare del falegname. Uno strumento è il cut-up, il collage, l'esperienza di un mondo giustapposto e campionato, nella trama disegnata dal maestro W S Burroughs: "Il metodo è banale. Vi insegno il modo per agire. Prendete una pagina. Come questa pagina. Ora tagliatela a metà, e ancora a metà. Avete quattro ritagli: 1 2 3 4... uno due tre quattro. Ora ricomponete i ritagli accostando il quattro con l'uno, il due con il tre. Avete una nuova pagina. Talvolta dice le stesse cose, qualche volta dice cose del tutto diverse... e comunque scoprirete che esprime qualcosa e qualcosa di ben preciso."

Alla fine il cut-up, il sampling, la ricomposizione forbici alla mano dell'universo per favorirne il lavoro di entropia continuo, sono le uniche forme di elaborazione del linguaggio su cui negli ultimi due-trecento anni il genere umano sta lavorando. Diciamo che non è una cosa innovativa se volete. Eppure stupefacentemente la forma ricombinante continua a produrre precise innovative contemporanee espressioni. Capaci di raccontare e percepire intensamente il presente. Va così ci dice Donnini e nemmeno va presa la carta e le forbici perché, in fondo, siamo pigri. Bastano a fare questo lavoro di chirurgia estetica gli occhi. Occhi famelici che non smettono di guardare. Occhi barbari pronti a distruggere per nutrirsi, alle rovine e ai frammenti per costruire le nuove città permutanti. Occhi dannatamente vitali che non smettono di lavorare. Occhi di carne che manipolano e macellano.

Un altro strumento che Luca Donnini ama è il depistaggio processuale. Un attacco perpetrato senza strategia, in cui il farsi è più importante del prodotto finito. Così succede che inseguendo e guardando le cose vanno a formarsi in parole-immagini e costruiscono storie da narrare in una vista sola. Sono ritratti e come tutti i ritratti stampano una vita su una superficie piatta, tagliata in un frammento significativo. C'è un equilibrio instabile in queste storie di mutazioni e cambiamenti tra un qui e un ora e un altro posto. È la spinta eterotopica che ci porta ad inseguire i corpi e i desideri su questa terra. Corpi nostri corpi altrui corpi sognati e ridisegnati. Corpi in attesa di una impersonificazione, immagini-teatro esposte con la lucidità di un occhio 6x6, Rollei ovviamente. C'è sempre ironia a misurare la fiction di questi racconti brevi. Come in un teatrino fotografico fine secolo. Come se si possa misurare estremo e normale con lo stesso metro, quello di un intenso desiderio, di un inarrestabile piacere.

La poesia è di tutti diceva Tristan Tzara. Anche l'arte, anche la fotografia. Anche ogni vita storta e ritagliata quando è vissuta.


http://www.ecn.org/sciattoproduzie/home.htm